Lightroom non è una moda – Parte 2

Nel precedente articolo ho riportato due prime valide ragioni per le quali potreste preferire l’uso di Lightroom rispetto ad un qualunque software di ritocco fotografico. L’ho fatto a mo’ di sfogo, trattandosi di un paio delle esigenze più pressanti per i fotografi.

Oggi ne affronto altrettante, e certo non meno importanti.

Parte 2

Flessibilità è la parola chiave. Proprio oggi, complice qualche pulizia di stagione, ho ripreso in mano qualche vecchio scatto realizzato in viaggio in Islanda nel 2007. Quanto tempo, che posti meravigliosi!
Si dice che sia utile far decantare uno scatto per qualche tempo prima di metterci le mani. Non sarò ipocrita: spesso l’impazienza prende il sopravvento. Il principio è corretto. La foto si conclude negli anni. Se il maestro Ansel Adams tornava sui propri negativi anche a distanza di vent’anni, perché non dovrebbe valer lo stesso oggi per tutti noi?

Aggionamento del processo di Elaborazione

Torniamo agli scatti islandesi. Anno 2007. Corpo macchina: Nikon D40. Da un punto di vista tecnologico è cambiato tutto. Mettiamo da parte la casa nipponica giallonera. Al tempo Lightroom si basava sul PV2003. Una tecnologia allora già vecchia di 4 anni. I controlli di Sviluppo non erano molti, anche se al tempo sembravano quasi sufficienti.

Ricordo bene di aver graziato alcuni scatti evidentemente bruciati o micromossi (grazie a Dio!), sicuro che un domani avrei potuto colmare le mie lacune tecniche con l’aiuto di un software. Il domani è divenuto oggi e, uno alla volta, tutti gli scatti migliori, più qualcuno che solo adesso considero tale, sono stati nuovamente sviluppati con il PV2012 agli steroidi di Lightroom 5.

È stato facile. E veloce. Fossi partito dal PV2010 probabilmente avrei potuto aggiornare massivamente gli scatti in pochi secondi, sicuro di un miglioramento “gratuito”. No, provenendo da vecchissimi Raw ho dovuto metterci le mani e prestare attenzione. Ma è stato facile e veloce. D’altro canto al tempo neppure esistevano le tecnologie di correzione dei difetti degli obiettivi, per non parlare degli algoritmi sofisticati di riduzione del rumore e di potenziamento del contrasto locale (Chiarezza).

Si dirà, con Photoshop è comunque possibile aggiornare gli scatti ad ogni aggiornamento del processo di Elaborazione. È davvero così?
Con l’ultimo rilascio in salsa cloud, Photoshop consente di sfruttare le correzioni di Adobe Camera Raw alla stregua di semplici filtri. Quanti lo fanno davvero? Quanti non cedono piuttosto all’editing distruttivo, rendendo difficile se non impossibile sfruttare le evoluzioni nel motore di gestione dei Raw senza dover sviluppare nuovamente l’immagine, quasi da zero?

Per esperienza personale, diretta e indiretta, uno scatto lavorato in modo certosino su Photoshop viene rimaneggiato esclusivamente per stampe o esportazioni. Quasi mai a seguito di un aggiornamento di Camera Raw. I miglioramenti restano solo potenziali. La qualità viene congelata.

Con Lightroom tutto è a distanza di un clic, o pochi nel caso peggiore. Basta chiedere. Luci prima irrimediabilmente perse tornano visibili. Dettagli mancanti per colpa di un obiettivo di scarsa qualità si ripresentano in tutta la loro nitidezza. Le distorsioni diaboliche introdotte da quello zoom tuttofare così a buon mercato vengono corrette. Tutti gli scatti migliori del vostro passato fotografico godono adesso di una ritrovata giovinezza.

Se il maestro fosse nato qualche decennio più tardi sono certo che avrebbe approfittato dell’opportunità.

Miglioriamo col tempo

Sarebbe riduttivo affidarsi alla sola evoluzione portata avanti dal Team californiano di Adobe. Col tempo Lightroom migliora e noi con lui. Gli scatti sviluppati a suo tempo con la prima versione, visti con gli occhi del presente, fanno pena. In buona parte perché io facevo pena, almeno rispetto ad oggi.

Non c’è nulla di male nel tornare sui propri passi andando a perfezionare uno scatto sviluppato anni addietro. Per carità, non che passi le giornate a mettere in dubbio tutte le scelte fatte al tempo. Capita però che l’immagine abbia decantato a sufficienza e che l’occhio di oggi veda qualcosa sfuggito all’occhio di ieri; che le capacità maturate consentano di trasformare, finalmente e nel modo migliore, il Raw in quell’immagine percepita al momento dello scatto.

Non c’è pigrizia che tenga. Basta spesso meno di un minuto per ottenere quello che anni fa poteva sembrarci un miraggio. Basta sapere dove agire, ed avere lo strumento più adatto tra le mani. Forse si tratta proprio di Lightroom.

Lightroom non è una moda:

Parte 1Parte 2

Presto la terza parte…

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