Perché non convertire i Raw in DNG

Molti articoli vi spiegano come e perché convertire i vostri file Raw nel formato (quasi) standard DNG. Alcuni vantaggi sono evidenti. Vado controcorrente provando a spiegarvi per quali motivi non abbracciare il formato Adobe. Non ancora. Non sempre.

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Ma come, non è proprio un vantaggio del DNG la maggior compressione, senza perdita, dei dati, ed il conseguente risparmio su spazio su disco? Sì e no. Quando Adobe afferma di riuscire a comprimere fino al 40% dello spazio originale si riferisce a condizioni particolarmente favorevoli, a partire da file Raw non compressi.

Esperienza comune ci dimostra che il guadagno tipico è nell’ordine del 5–15%, soprattutto partendo da negativi compressi, quali i .NEF della Nikon.

Un fenomeno che non tutti potrebbero aver incontrato è il processo opposto: l’aumento del peso dei file. Ebbene sì, in alcune situazioni il DNG spreca spazio, e non poco. Per quanto lato reflex io sia abbastanza fortunato, non posso dire altrettanto sul fronte della compatta, una Sony DSC-RX100.

Questa, infatti, comprime già molto bene i propri .ARW, tanto bene che generalmente il passaggio a .DNG va ad incrementare del 10% la dimensione del file.

Come se non bastasse anche la sensibilità dello scatto entra in gioco in modo preponderante. Già perché alte sensibilità comportano molto spesso una figura di rumore che, in fase di conversione al formato DNG, va a rendere più complessa la compressione dei dati. Anche qui l’esperienza comune ci corre incontro. Vi sarà certamente capitato di comprimere immagini pulite, con pochi dettagli, e di metterle a confronto con texture molto più complesse. Il peso delle seconde supera sempre e di molto quello delle prime.

Visto che ci siamo tiriamo nuovamente in ballo la compatta premium Sony. Facendo lo stesso test sul peso del file a valori di sensibilità elevati (ISO 1600 – 3200) è facile riscontrare un aumento della dimensione nell’ordine del 30–40%.

Si dirà, e mi è stato detto, che la scelta del formato di archiviazione dei file non può essere influenzato da un aumento della dimensioni dei file. Vero. Per la decina di foto scattate alla festa con gli amici intimi. Meno vero dovendo acquistare il 20–40% in più degli Hard Disk in caso di stoccaggio di maggior entità.

Sovrascrittura dell’originale

Lavorare con i file Raw proprietari comporta tener fede ad un principio inderogabile: il negativo non si tocca. Lo si guarda, lo si ammira, vi si basano modifiche che finiscono tutte riportate su un foglio di carta separato, chiamato file .xmp fuor di metafora.

Questo leggerissimo supporto pesa una frazione minima rispetto alla foto, migliaia di volte di meno. Salvare una modifica su disco significa sovrascrivere un microscopico file di testo, perché di questo si tratta. Indolore.

Cambiamo scenario. Stiamo lavorando su file DNG, che contengono al loro interno tanto la foto vera e propria quanto le annotazioni relative allo sviluppo. Salvando le modifiche andiamo ad alterare tutto il file.

Certo, i DNG hanno un hash per verificare (eventualmente a danno avvenuto) che l’immagine sia integra. Certo, la corruzione dei file è un evento piuttosto raro. Tuttavia state modificando il file originale direttamente, e non a tutti gradiscono la cosa. Io no.

Software di backup poco efficienti

Alcune soluzioni di backup, soprattutto in ambito Windows dove il protocollo Rsync non è presente di default, sfruttano un approccio piuttosto brutale in caso di rilevamento di una modifica al file: creano una nuova copia completa del file sovrascrivendo quella già presente. Il risultato finale è identico, quello che cambia sono i tempi di trasferimento.

Tenuto conto del fatto che la porzione di informazioni modificate potrebbe aggirarsi nell’ordine dei millesimi del peso complessivo, la copia dell’intero DNG, in questi casi, può richiedere un tempo decine o centinaia di volte superiore rispetto al necessario.

Fintanto che il trasferimento avvenga in locale su connessioni molto veloci il problema spesso non sussiste; ragionando in ottica di backup offsite (remoto, su Internet) l’attesa ideale di qualche secondo può tramutarsi in ore o giornate. Fa differenza.

Adobe troppo all’avanguardia

DNG non è ancora un vero standard ISO. L’Organismo deputato segue infatti tempistiche lunghe, se non eccessive. La conseguenza diretta è che la versione di specifiche per le quali è stata richiesta la ratifica a standard, è ormai piuttosto datata. Non obsoleta, per carità.

Adobe, d’altro canto, non ha certo frenato lo sviluppo del DNG, essendo implicitamente legato alle possibilità di manipolazione delle foto. I clienti pretendono nuove funzioni e, ogni dieci richieste, due o tre di queste necessiterebbero l’aggiornamento di DNG.

L’attuale specifica in versione 1.4 è già molto più recente di quella presentata all’ISO (1.2, maggio 2008), di quella adottata da alcuni produttori di fotocamere e dai sistemi operativi. Se non vi ricordate di creare/esportare un DNG con compatibilità per “Versione Camera Raw 4.6 e successive”, correte il rischio di generare immagini troppo moderne per essere gestite correttamente al di fuori del giardino di Adobe.


 

Per queste ed altre ragioni, in disaccordo con alcuni colleghi, mi sento di sconsigliarvi la migrazione globale dei vostri scatti. Trovo invece molto più ragionevole un approccio selettivo per le sole foto meno rilevanti. Ad un prossimo aggiornamento.

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