{"id":281,"date":"2014-12-09T15:18:49","date_gmt":"2014-12-09T15:18:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/?p=281"},"modified":"2014-12-09T15:18:49","modified_gmt":"2014-12-09T15:18:49","slug":"conosciamo-meglio-il-raw","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/2014\/12\/conosciamo-meglio-il-raw\/","title":{"rendered":"Conosciamo meglio il Raw"},"content":{"rendered":"<p>Parto da una riflessione che ho avuto con alcuni colleghi d\u2019oltreoceano su cosa possa davvero definirsi un <em>file Raw<\/em>. Ne parliamo come se lo conoscessimo da sempre, come se tutto ci\u00f2 che lo riguardasse fosse ovvio, scolpito nella pietra.<\/p>\n<p>La mia opinione \u00e8 che il negativo digitale sia un universo in continuo movimento, ricco di sorprese, luoghi comuni e provocazioni: perch\u00e9 non fare due chiacchiere?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h2 id=\"ladefinizione\">La definizione<\/h2>\n<p>Tecnicamente parlando ci riferiamo al <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Raw_(fotografia)\">Raw<\/a> come \u201cnegativo digitale\u201d. Partiamo dunque da oggetti e filosofie gi\u00e0 note da decenni trasponendole ai giorni nostri con diversa connotazione. Per quanto la semplificazione consenta una rapida digestione della novit\u00e0, nulla \u00e8 in comune con l\u2019oggetto e solo qualcosa con la filosofia.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque corretto pensare al negativo digitale come polizza di qualit\u00e0 e riproducibilit\u00e0 fotografica dei tempi nostri. Scattare in Raw consente di ottenere <em>potenzialmente<\/em> il massimo da una foto; non \u00e8 una garanzia di risultato.<\/p>\n<h2 id=\"non\u00e8unacronimo\">Non \u00e8 un acronimo<\/h2>\n<p>Non ce l\u2019ho con quelli che lo fanno per consuetudine, perch\u00e9 ahim\u00e8 \u00e8 uno di quei casi di ignoranza collettiva alimentata da scarsa riflessione. Non esiste nessun RAW nella misura in cui R.A.W. non esiste come acronimo, o almeno non nell\u2019abito di nostro interesse.<\/p>\n<p><em>Raw<\/em> \u00e8 una parola inglese, che in italiano potremmo tradurre come \u201cgrezzo\u201d. Grezzo nel senso di non lavorato, o semilavorato. Comunque in contrapposizione al prodotto finito, che \u00e8 la foto. Un Raw, infatti, non \u00e8 una foto tanto come una tela ed i colori ad olio non sono il quadro. Usiamo la parola inglese al posto di quella italiana perch\u00e9 fa parte di un lessico tecnico, condiviso a livello mondiale, e in buona parte perch\u00e9 fa figo.<\/p>\n<p>Per noi la parola \u201cgrezzo\u201d assume talvolta connotazioni basse o dispregiative: non vorremmo mai offendere le nostre sofferte creazioni, dunque tendiamo a cambiare lingua.<\/p>\n<p>Potremmo discutere a lungo sull\u2019appropriatezza dell\u2019iniziale maiuscola: sarebbe pi\u00f9 corretto interpellare l\u2019Accademia della Crusca. Dunque taglio corto: riferendomi ad un concetto tecnico specifico piuttosto che non al concetto di prodotto non finito, adotto la maiuscola sempre e volentieri.<\/p>\n<h3 id=\"non\u00e8unformato\">Non \u00e8 un formato<\/h3>\n<p>Complichiamo le cose portando la discussione a livelli ancora pi\u00f9 <em>angelicosessuali<\/em>. Il Raw non \u00e8 un formato di file. Esprime pi\u00f9 una classe che non una specifica struttura. Non esiste il formato Musica, ma abbiamo gli AAC, MP3, FLAC e simili. Allo stesso modo non esiste un formato Raw, ma annoveriamo le innumerevoli declinazioni quali NEF, ARW, CR2 e via discorrendo. Se avessimo un solo formato Raw, ogni programma di gestione fotografica sarebbe in grado di aprire qualunque negativo digitale. Se fosse vero piangerei dalla gioia, ma non \u00e8 cos\u00ec, niente affatto.<\/p>\n<h3 id=\"nonsonotutticos\u00ecdiversi\">Non sono tutti cos\u00ec diversi<\/h3>\n<p>Fortunatamente, per quanto \u00e8 vero che la miriade di formati Raw siano tutti diversi tra loro, non sono totalmente estranei l\u2019uno a l\u2019altro. Certo, ciascun produttore tende a ripetere scelte ed errori in modo abbastanza coerente attraverso l\u2019intera gamma di macchine fotografiche rilasciate sul mercato, ma a ben vedere quasi tutti i negativi digitali si basano sul formato <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/TIFF\/EP\">TIFF\/EP<\/a>, antenato della foto digitale.<\/p>\n<p>La massa critica del file \u00e8 sempre occupata dai <em>dati<\/em> ottenuti dall\u2019elettronica della macchina, ai quali vengono aggiunti <em>metadati<\/em> relativi allo scatto vero e proprio (i ben noti <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Exchangeable_image_file_format\">Exif<\/a>). A questa ricetta consolidata ogni fabbricante aggiunge ingredienti speciali a proprio piacere, talvolta semplici stringhe testuali informative, altre volte blocchi di dati pi\u00f9 o meno comprensibili ad occhio umano, ma perfettamente interpretabili dai software proprietari creati allo scopo.<\/p>\n<p>Analizzare nello specifico la struttura di tutti i formati Raw in commercio va al di l\u00e0 di questa chiacchierata tra amici; vi porter\u00e0 via molti mesi della vostra vita e vi guadagner\u00e0 il diritto di inviare il curriculum ad una delle molte software house impegnate nell\u2019universo della gestione fotografica.<\/p>\n<h3 id=\"non\u00e8ilcampionamentodelsensore\">Non \u00e8 il campionamento del sensore<\/h3>\n<p>D\u2019accordo, sono il primo ad esprimermi con leggerezza. Per tagliare corto, e talvolta per troncare una discussione poco produttiva con chi in realt\u00e0 non fosse stato interessato alla materia, ho descritto spesso il Raw come campionamento dei dati del sensore della macchina fotografica.<\/p>\n<p>In buona parte corrisponde al vero, e certamente sposta l\u2019attenzione sul nodo principale della questione: il Raw non \u00e8 un\u2019immagine. Il Raw \u00e8 un insieme di dati. Il sensore di per s\u00e9 \u00e8 un dispositivo atto a catturare fotoni e trasformarli in una diversa natura: fino a vent\u2019anni fa un\u2019esposizione di materiale chimico fotosensibile, oggi elettroni ed infine segnali elettronici. Due destinazioni lontane.<\/p>\n<p>Il segnale \u00e8 informazione e, nel nostro caso, molto preziosa. Allora vi chiedo: se foste in possesso di informazioni di grande valore, sebbene un po\u2019 disordinate e con qualche passo mancante, non sentireste l\u2019esigenza incontenibile di sistemare tutto al meglio prima di consegnarlo al destinatario finale?<\/p>\n<p>Decenni di innovazione elettronica nella gestione dei segnali hanno dato origine a circuiterie di contorno, tutt\u2019altro che passive o banali. Che scattiate a ISO base, o ancor pi\u00f9 aumentando la sensibilit\u00e0, i dati provenienti dalla macchina vengono analizzati, reinterpretati, sostituiti dove ritenuti difettosi e integrati dove mancanti. Le ammiraglie di tutti i produttori sono esperte in questo campo. L\u2019andamento tutt\u2019altro che prevedibile nei grafici di rapporto segnale-rumore delle fotocamere di alto livello sono conseguenza diretta di innumerevoli ottimizzazioni pi\u00f9 o meno riuscite. I processori grafici presenti in qualunque DSLR non hanno nulla da invidiare alle CPU presenti nei computer di qualche tempo fa.<\/p>\n<p>Per rendere dunque giustizia a tutto ci\u00f2 che rende \u201cFotocamera\u201d una fotocamera, \u00e8 pi\u00f9 corretto concepire il Raw come il prodotto <em>semilavorato<\/em> ottenuto dal campionamento di segnali <em>prodotti<\/em> dal sensore e <em>rielaborati<\/em> dall\u2019elettronica di contorno.<\/p>\n<p>Beh, credo che in pubblico continuer\u00f2 a passare per la definizione pi\u00f9 frettolosa; tra di noi possiamo spendere qualche parola in pi\u00f9.<\/p>\n<h2 id=\"ilrawnon\u00e8unformatoautosufficiente\">Il Raw non \u00e8 un formato autosufficiente<\/h2>\n<p>La stragrande maggior parte dei formati informatici vive una dignit\u00e0 propria al di l\u00e0 della bont\u00e0 del programma con cui li andiamo a visualizzare o riprodurre. Pensiamo ad esempio ai cari vecchi JPEG: che li apriate con Anteprima (il visualizzatore di default dei sistemi Apple) o Photoshop CC, l\u2019immagine apparir\u00e0 in modo identico.<\/p>\n<p>Certo, Photoshop CC vi permetter\u00e0 di svolgere compiti enormemente pi\u00f9 complessi rispetto ad Anteprima, ma il file \u00e8 e resta un\u2019entit\u00e0 sostanzialmente indipendente da fattori esterni, vive una vita propria.<\/p>\n<p>Per il negativo digitale non \u00e8 cos\u00ec. Il Raw si comporta alla stregua di una ricetta di altissima cucina. Consegnate la stessa ad un cuoco mediocre ed ad uno stellato. Con tutta probabilit\u00e0 i piatti si assomiglieranno nei tratti principali, eppure solo uno dei due vi far\u00e0 rimpiangere meno il conto.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019incredibile evoluzione, informatica stavolta, dei software di elaborazione dell\u2019immagine che trasforma dati numerici in immagini. Come avvenga il processo \u00e8 un segreto molto ben custodito. Io stesso sono del tutto ignorante circa molti dietro-le-quinte di Adobe Camera Raw\/Lightroom. Pochi esperti fanno la gioia e la disperazione di milioni di professionisti e amatori della foto.<\/p>\n<h2 id=\"ilrawnon\u00e8unformatocongelato\">Il Raw non \u00e8 un formato congelato<\/h2>\n<p>Torno al caro vecchio JPEG, che non mi sentir\u00f2 mai di bistrattare, neppure qui, adesso. Aprendo una foto di dieci anni fa, per quanto i computer siano divenuti potenti ed i sistemi operativi evoluti, apparir\u00e0 probabilmente identica a come la visualizzavamo con qualche capello bianco in meno.<\/p>\n<p>Certo, probabilmente il monitor sar\u00e0 migliore rispetto a quello di allora. I colori appariranno pi\u00f9 saturi, o pi\u00f9 realistici. Dettagli nelle luci e nelle ombre saranno forse pi\u00f9 visibili, ma sono e restano gli stessi colori e gli stessi dettagli da sempre presenti nella foto, solo meglio rappresentati da un display pi\u00f9 recente.<\/p>\n<p>Dal canto suo il Raw \u00e8 un formato tutt\u2019altro che congelato. Le informazioni grezze contenute vengono interpretate da algoritmi sempre pi\u00f9 sofisticati, coadiuvati da computer pi\u00f9 potenti che consentono di svolgere calcoli magari anche noti da anni, ma scartati per le richieste prestazioni di allora. Lightroom ci ha abituato molto bene passando dal processo di sviluppo 2003, al 2010 e infine 2012.<\/p>\n<p>Alzi la mano che non abbia mai ceduto al piacere di riaprire un vecchissimo negativo digitale gi\u00e0 processato nella scorsa decade per rivisitarlo con una versione molto pi\u00f9 recente di Lightroom. Con gli anni migliorano gli strumenti e, grazie al cielo, miglioriamo anche noi nell\u2019uso di software e fotocamera.<\/p>\n<p>Quali che siano i meriti resta il vantaggio fondamentale: il Raw \u00e8 un vino buono che migliora con gli anni ma, a differenza di questo, non finir\u00e0 mai in aceto. Non \u00e8 poco.<\/p>\n<h2 id=\"destinatoadividere\">Destinato a dividere<\/h2>\n<p>Ci lamentiamo continuamente del fatto che i diversi produttori di macchine fotografiche implementino i propri formati di negativo digitale, spesso stravolgendoli internamente tra modelli diversi.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che non vedo alcun motivo per loro di cambiare idea. La protezione del mercato consente di innovare a dispetto dello status quo, di introdurre gusti estetici e funzionalit\u00e0 che i competitor non possono o non vogliono abbracciare.<\/p>\n<p>La teoria \u00e8 che con un formato comune sarebbe possibile accontentare tutti, la pratica \u00e8 che in un mercato tecnologicamente abbastanza stagnante, questa divisione pu\u00f2 diventare un traino alle vendite e un ostacolo al salto verso diversi lidi.<\/p>\n<h3 id=\"dng:lostandardchemaisar\u00e0\">DNG: lo standard che mai sar\u00e0?<\/h3>\n<p>Sfortunatamente non credo che neppure il <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Digital_Negative\">DNG di Adobe<\/a> potr\u00e0 mai correre in nostro soccorso. Il produttore troppo piccolo per costruirsi un formato proprio lo ha gi\u00e0 abbracciato, ma in modo parziale e ormai obsoleto. Chi spinge con vigore il mercato si vedrebbe costretto a rivedere completamente il firmware delle proprie macchine (anche quelle critiche usa dai professionisti), nonch\u00e9 ad abbandonare i comunque poco redditizi programmi di gestione fotografica proprietari.<\/p>\n<p>Infine, chi si occupa esclusivamente di software regalerebbe di colpo un enorme vantaggio competitivo ad Adobe, di fatto l\u2019unica azienda a gestire e aggiornare il formato, la quale sarebbe sempre fisiologicamente <em>pronta alle novit\u00e0<\/em> prima di tutti gli altri attori.<\/p>\n<p>No, non credo che la guerra ai formati Raw possa scemare a breve: i Raw erano, e temo resteranno a lungo, i formati proprietari.<\/p>\n<h2 id=\"lightroomnondicesemprelaverit\u00e0\">Lightroom non dice sempre la verit\u00e0<\/h2>\n<p>Gli utenti pi\u00f9 esperti apprezzano Lightroom (o la maggior parte dei software di gestione dei Raw) per l\u2019annullamento delle barriere che stanno tra il negativo ed il fotografo. Gli intermediari pi\u00f9 entranti sono da sempre i produttori stessi delle macchine fotografiche che, per distinguersi spesso a valle di sensori simili o quasi identici, si dilettano nella manipolazione sconsiderata delle immagini, con curve di contrasto estreme, tonalit\u00e0 esotiche e riduzioni del rumore post apocalittiche. Lightroom racconta la verit\u00e0 riportando tutto ad uno scenario neutrale, evidenziando pregi e difetti dei negativi, senza censure.<\/p>\n<h3 id=\"mirrorlessecompatteevolute:menzogneafindibene\">Mirrorless e compatte evolute: menzogne a fin di bene<\/h3>\n<p>Ahim\u00e8, non \u00e8 sempre cos\u00ec. Nel tentativo di minimizzare dimensioni di sensori e, soprattutto, delle lenti, e forti dell\u2019assenza di mirini ottici, alcuni produttori si sono visti costretti a barare. All\u2019interno del Raw vengono inserite informazioni circa la correzione dei difetti di distorsione della lente, specialmente evidenti alle focali pi\u00f9 corte.<\/p>\n<p>Fate una prova. Avete una Sony DSC-RX100? Scattate qualche foto al massimo grandangolare e apritela in Lightroom. Distorsione assente. Eppure a ben vedere non riuscirete a disattivare la correzione dell\u2019obiettivo. Il difetto \u00e8 infatti cos\u00ec evidente che il produttore obbliga (o come frutto di accordi contrattuali, non ci \u00e8 dato saperlo) il software di gestione fotografica a <em>truccare<\/em> il negativo digitale senza informarne l\u2019utente.<\/p>\n<p>Se siete davvero curiosi di apprezzare l\u2019entit\u00e0 della distorsione \u00e8 sufficiente ricorrere ad un software che cerchi meno il favore del grande pubblico, quale l\u2019ottimo <a href=\"http:\/\/www.rawdigger.com\">RawDigger<\/a>, che uso spesso e con soddisfazione.<\/p>\n<p>In ogni caso non me la sento di criticare eccessivamente Adobe. Gli errori che comportano spesso le piccole ottiche di mirrorless o compatte evolute sono tali da varcare il confine della creativit\u00e0: difetti da correggere in ogni caso, ad ogni costo.<\/p>\n<h2 id=\"definizioneouso\">Definizione o uso?<\/h2>\n<p>\u00c8 valido definire il Raw in funzione di come e dove venga generato. \u00c8 altrettanto corretto ragionare in termini di uso, di scopi.<\/p>\n<p>Un negativo digitale \u00e8 essenzialmente un file estremamente ricco di informazioni, reinterpretabile con una grande variet\u00e0 di strumenti e flessibile rispetto allo stato dell\u2019arte del software. Le sue potenzialit\u00e0 sono certamente maggiori rispetto a quei formati tradizionali che consideriamo come termine di paragone; su tutti: JPEG e TIFF.<\/p>\n<h3 id=\"estensionealconcettodiraw\">Estensione al concetto di Raw<\/h3>\n<p>Forti soprattutto di straordinarie invenzioni quali TIFF a 32 bit per canale e DNG pi\u00f9 o meno compressi, ritengo ragionevole estendere la definizione di negativo digitale dalla <em>genesi<\/em> alle <em>potenzialit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Un TIFF a 32 bit \u00e8 di fatto un file non visualizzabile e non stampabile, almeno direttamente. La quantit\u00e0 di informazioni \u00e8 tale da richiedere un\u2019interpretazione di parte di un software evoluto prima che noi possessori possiamo essere in grado di trarne benefici.<\/p>\n<p>A ben pensare non siamo cos\u00ec distanti dal generico Raw (nel senso tradizionale), dove nulla possiamo fare senza un programma che lo decodifichi presentandolo cos\u00ec come un\u2019immagine tradizionale, che non \u00e8.<\/p>\n<p>Inoltre, spesso per sua stessa natura, per quanto gi\u00e0 linearizzato e dunque parzialmente \u201ccongelato\u201d tramite una curva di contrasto e colori ben precisi, un TIFF a 32 bit per canale spesso e volentieri include tutte le informazioni di risoluzione e toni di luce che contenevano le singole immagini di partenza, facendone un <em>sovra-insieme<\/em> da un punto di vista qualitativo. Il limite superiore dal quale si possano estrarre solo prodotti simili, mai migliori.<\/p>\n<p>Anche qui non possiamo non trovare un\u2019immediata affinit\u00e0 con i negativi digitali tradizionali, dai quali l\u2019utente esperto potr\u00e0 estrarre quanto pi\u00f9 possibile avvicinandosi ai limiti tecnici del file di partenza, senza mai poter valicare una soglia massima.<\/p>\n<p>Per quanto dunque dibattuto e poco ortodosso, sono uno di quelli che non si scandalizzano nel definire Raw un file non direttamente salvato sulla scheda di memoria da parte della macchina fotografica, a patto che si tratti sempre e solo di qualcosa di \u201csuperiore\u201d rispetto alla materia prima.<\/p>\n<h4 id=\"srawmrawerawsizes\">sRAW, mRAW e RAW Size S<\/h4>\n<p>Il solo fatto che scrivano RAW tutto in maiuscolo gi\u00e0 ci dovrebbe indurre a pensare che non si trattino di formati Raw. Battute a parte la conclusione \u00e8 la medesima. Anche rispetto al punto precedente si tratta si di immagini pi\u00f9 evolute rispetto ai JPEG classici (pur condividendone alcune caratteristiche di compressione), ma non ci basta il fatto che vengano salvate direttamente dalle macchine fotografiche per esser qualificabili come negativi.<\/p>\n<p>Non rappresentano infatti il limite superiore qualitativo dell\u2019immagine, quanto piuttosto il prodotto <em>rilavorato<\/em> del semilavorato Raw. In pratica internamente viene generato il vero negativo digitale (come capita sempre anche per le compatte che salvano esclusivamente in JPEG), per poi produrre uno pseudo Raw e dunque gettando via il Raw propriamente detto.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che otteniamo \u00e8 n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno quel che potremmo produrre istruendo Lightroom nell\u2019esportazione di DNG compressi con risoluzione ridotta alla met\u00e0 o ad un quarto, con la differenza che la qualit\u00e0 <em>made in Adobe<\/em> \u00e8 generalmente superiore e con un minor spazio occupato su disco.<\/p>\n<p>Dunque no, non chiamateli Raw. Chiamateli \u201cJPEG agli steroidi\u201d. Se \u00e8 quel che vi serve fatene largo uso.<\/p>\n<h4 id=\"sonorawperifilmati\">Sono Raw per i filmati<\/h4>\n<p>Concludo come spesso capita rovesciando il discorso appena fatto, ma non completamente. I DNG compressi ed a bassa risoluzione possono diventare Raw a tutti gli effetti secondo la definizione di uso espressa sopra quando trattiamo di filmati.<\/p>\n<p>Il formato <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/CinemaDNG\">CinemaDNG<\/a> altro non \u00e8 che la rapida messa in sequenza di singoli fotogrammi costituiti da DNG fortemente compressi e a bassa risoluzione. Compressi e poco risoluti secondo un punto di vista fotografico, si capisce.<\/p>\n<p>Appare evidente come un formato video costituito da Raw puri sia inutilmente, mostruosamente e dannosamente pesante, vanificando qualunque utilit\u00e0 pratica. Singoli DNG compressi a 8 megapixel sono pi\u00f9 che sufficienti per dar vita a filmati 4K di straordinaria qualit\u00e0, rappresentando dunque il limite massimo raggiungibile in fase di renderizzazione. Ecco perch\u00e9, e anche qui secondo un analisi per contesto, pi\u00f9 che per definizione, anche una serie di immagini \u201cdegradate\u201d possa rappresentare il negativo digitale a tutti gli effetti.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Imparare a conoscere ed apprezzare il Raw pu\u00f2 solo avvicinarci ad una migliore produzione fotografica come da sempre \u00e8 stato per la pellicola chimica. Non dimentichiamo la sua eredit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Alla prossima.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parto da una riflessione che ho avuto con alcuni colleghi d\u2019oltreoceano su cosa possa davvero definirsi un file Raw. Ne parliamo come se lo conoscessimo da sempre, come se tutto ci\u00f2 che lo riguardasse fosse ovvio, scolpito nella pietra. 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