{"id":198,"date":"2013-11-17T20:28:23","date_gmt":"2013-11-17T20:28:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/?p=198"},"modified":"2013-11-19T16:26:22","modified_gmt":"2013-11-19T16:26:22","slug":"cosa-non-e-il-filtro-anti-alias","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/2013\/11\/cosa-non-e-il-filtro-anti-alias\/","title":{"rendered":"Cosa (non) \u00e8 il filtro anti-alias"},"content":{"rendered":"<p><strong>Avvertenza:<\/strong> \u00e8 una discussione vagamente tecnica.<\/p>\n<p><strong>Consolazione:<\/strong> \u00e8 possibile affrontarla in modo semplice, e lo far\u00f2.<\/p>\n<p>Sento spesso parlare del <strong>filtro anti-alias<\/strong> in ambito fotografico. Nel bene e nel male ha condizionato molto la foto digitale ed \u00e8 giusto che venga affrontato come argomento di discussione teorica. Cosa giusta, se non fosse che il pi\u00f9 delle volte l\u2019argomento diventa una <em>trappola<\/em> anche per alcuni esperti. Ci cascano in molti, anche in buona fede. Tanti non hanno la pi\u00f9 non hanno la pi\u00f9 pallida idea di che cosa stiano parlando. Facciamo luce\u2026<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h2 id=\"lantefatto\">L\u2019antefatto<\/h2>\n<p>Il filtro anti-alias (anche abbreviato AA) \u00e8 comunemente chiamato (perch\u00e9 fa figo, o pi\u00f9 figo), anche <strong><em>filtro passa basso<\/em><\/strong>. Il termine si riferisce pi\u00f9 in generale alla <em>teoria dei segnali<\/em>, in soldoni quella disciplina che studia, tra le altre cose, come catturare e trasmettere segnali. Di qualunque tipo, anche ottici, come nel nostro caso. Ma che significa \u201cpassa basso\u201d?<\/p>\n<h2 id=\"passabassopassaaltoopassabanda\">Passa basso, passa alto o passa banda<\/h2>\n<p>Mi perdonino i \u201ccugini\u201d Ingegneri delle Telecomunicazioni, le semplificazioni sono a fin di bene. Quando si parla di \u201cpassa <em>qualcosa<\/em>\u201d si intende un dispositivo che consente il passaggio di un certo tipo di frequenze. Se ne individuano tre tipi:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Passa basso:<\/strong> vengono lasciate passare frequenze al di sotto della soglia stabilita<\/li>\n<li><strong>Passa alto:<\/strong> vengono lasciate passare frequenze al di sopra della soglia stabilita<\/li>\n<li><strong>Passa banda:<\/strong> vengono lasciate passare frequenze comprese tra le due soglie stabilite<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>N\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno dei vigili urbani che regolano il traffico. Qualcosa passa, qualcosa viene fermato. Ma cosa sono le frequenze? <em>Si toccano? Si vedono?<\/em><\/p>\n<h2 id=\"frequenza\">Frequenza<\/h2>\n<p>La frequenza non esiste in natura. \u00c8 un <strong>concetto<\/strong>. Ci serve per misurare un gran numero di fenomeni. Non \u00e8 un <em>oggetto<\/em>. Il dizionario ci viene incontro, e un po\u2019 confonde.<\/p>\n<p>In senso pi\u00f9 generico la frequenza pu\u00f2 essere definita come \u201c<em>quante volte capita qualcosa all\u2019interno di una certa misura<\/em>\u201d. Pi\u00f9 confusi? Facciamo qualche esempio.<\/p>\n<ul>\n<li>Quanti libri leggo in un anno. \u00c8 una frequenza.<\/li>\n<li>Quante castagne bacate si trovano per sacco raccolto. \u00c8 una frequenza.<\/li>\n<li>Quante stazioni di servizio ci sono al chilometro in autostrada. \u00c8 una frequenza, e troppo bassa quando siamo in riserva.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec banale? Pi\u00f9 o meno.<\/p>\n<p>Non siamo fessi: se fosse tanto semplice saremmo pieni di dottori in Fisica. Con la frequenza andiamo a misurare anche la luce che fotografiamo, e questa s\u00ec ci riguarda da vicino.<\/p>\n<h3 id=\"lafrequenzadellaluce\">La frequenza della luce<\/h3>\n<p>Il titolo \u00e8 gi\u00e0 interessante. Perch\u00e9 la \u201cluce\u201d, per come la intendiamo noi, \u00e8 proprio una frequenza, o meglio, un <strong>intervallo<\/strong> tra due valori di frequenza. Che tipo di frequenza? Cosa contiamo?<\/p>\n<h3 id=\"radiazioneelettromagnetica\">Radiazione elettromagnetica<\/h3>\n<p>Oddio, allora le cose si fanno complicate? Credo di no. La radiazione elettromagnetica, senza saper cosa sia o cosa la generi, \u00e8 un\u2019<strong>energia<\/strong>. Energia \u00e8 una bella parola e la luce \u00e8 un fenomeno meraviglioso. Non descriver\u00f2 di cosa si tratti: da persone curiose, perch\u00e9 non provate a stuzzicare <a href=\"https:\/\/www.google.it\/webhp?gws_rd=cr#q=radiazione+elettromagnetica+luce\">Google<\/a>?<\/p>\n<p>Questa energia si muove come fosse fatta da <strong>onde<\/strong>. Oscilla. Proprio come le onde del mare.<\/p>\n<figure><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" alt=\"Onde al tramonto, un tocco di romanticismo all\u2019interno di una discussione tecnica\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/f.cl.ly\/items\/420A280y1E2I0O2c130R\/OndeTramonto.jpg\" \/><figcaption>Onde al tramonto, un tocco di romanticismo all\u2019interno di una discussione tecnica<\/figcaption><\/figure>\n<p>Un attimo. Posso misurare la frequenza delle onde? Certo che s\u00ec: chiedete ad un bambino che si diverte a prendere i cavalloni in pieno petto quanti ne siano passati negli ultimi 5 minuti. Si contano eccome.<\/p>\n<h3 id=\"frequenzadelleonde\">Frequenza delle onde<\/h3>\n<p>La frequenza si misura, molto informalmente, come quantit\u00e0 di creste dell\u2019onda, passate in un punto, per unit\u00e0 di tempo. \u00c8 lo stesso esempio di sopra: quante creste di cavalloni colpiscono (lui si diverte) il bambino per unit\u00e0 di tempo, ad esempio al minuto? Se aumenta la frequenza, com\u2019\u00e8 intuibile, le onde si presentano pi\u00f9 spesso. Supponendo che queste avanzino sempre con la stessa <em>velocit\u00e0<\/em>, onde con maggior frequenza sono pi\u00f9 corte e vicine tra loro, ma con stessa altezza. Cos\u00ec ne passano di pi\u00f9 nei cinque minuti.<\/p>\n<p>Le frequenza si misura in <strong>Hertz<\/strong> (Hz). L\u2019Hertz \u00e8 quante volte capita qualcosa ogni secondo. Fotografando a 10 scatti al secondo con un\u2019ammiraglia, lavoriamo a 10 Hz. Quando il cuore batte a 120 pulsazioni al minuto durante una salita in montagna, batte a 2 Hz.<\/p>\n<h3 id=\"frequenzadellaluce\">Frequenza della luce<\/h3>\n<p>Anche la luce, come la frequenza, non \u00e8 un oggetto fisico a se stante. \u00c8 la <strong>convenzione<\/strong> con cui noi esseri umani (una delle tantissime specie che popolano la Terra) chiamiamo ci\u00f2 che vediamo venire dal nostro sole (una delle innumerevoli stelle dell\u2019universo). La chiamiamo \u201cluce\u201d perch\u00e9 \u00e8 un nome corto e suona bene.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 \u201c<strong>luce<\/strong>\u201d \u00e8 tutto quell\u2019insieme di frequenze di questa energia comprese tra una minima ed una massima. Non importa conoscere adesso quali siano i valori esatti. Grosso modo, e sempre con grande approssimazione, ad ogni gruppo di frequenze simili corrisponde un colore della luce. S\u00ec, quelli che vediamo nell\u2019arcobaleno. Quando tutte le frequenze viaggiano insieme non lo chiamiamo \u201ctraffico da rientro vacanziero\u201d, ma pi\u00f9 semplicemente <strong><em>bianco<\/em><\/strong>. Il bianco \u00e8 la somma di tutti i colori visibili. Quando solo alcune frequenze viaggiano insieme abbiamo tutti i vari colori che abbiamo imparato ad amare.<\/p>\n<p><strong>Curiosit\u00e0:<\/strong> ci sono animali che percepiscono un minor numero di frequenze, un sottoinsieme di quelle a noi visibili. Altri ne percepiscono s\u00ec meno, ma con qualcuna in pi\u00f9 che noi non possiamo vedere. Per essi il concetto di \u201cluce\u201d \u00e8 dunque diverso dal nostro.<\/p>\n<h2 id=\"filtrarelaluce\">Filtrare la luce?<\/h2>\n<p>Come accennato, i tre tipi di filtri bloccano qualcosa facendo passare tutto il resto. Parlando di filtro passa basso ci aspettiamo dunque un dispositivo che faccia passare tutte le frequenze della luce fino ad una soglia massima. Poich\u00e9 la massima visibile dall\u2019uomo corrisponde grosso modo al viola, senso comune ci suggerisce che davanti al sensore sia incollato un qualcosa che faccia passare tutte le frequenze elettromagnetiche minori o uguali al viola.<\/p>\n<h3 id=\"veroinparte\">Vero in parte<\/h3>\n<p>Effettivamente i sensori sono filtrati per frequenze. In linea teorica possono <em>vedere<\/em> (tradurre questa energia in forme poi visualizzabili a monitor) <strong>frequenze<\/strong> a noi <strong><em>invisibili<\/em><\/strong>. Noi vediamo dal rosso (frequenza pi\u00f9 bassa) al viola (frequenza pi\u00f9 alta). Frequenze inferiori a quelle del rosso le chiamiamo <em>infrarosso<\/em>. Ci\u00f2 che supera il viola, <em>ultravioletto<\/em>. L\u2019Uomo sempre al centro, e poca fantasia nelle nomenclature.<br \/>\nI sensori, di fabbrica, sono costruiti in modo da limitare quanto possibile la cattura di frequenza sconosciute al nostro occhio, per far s\u00ec che la fotocamera veda il mondo in modo simile al nostro. Cos\u00ec, su due piedi, sorgono due perplessit\u00e0:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Perch\u00e9 filtrare solo le frequenze alte?<\/strong> Se per noi \u00e8 sbagliato che la macchina veda qualcosa pi\u00f9 di noi, perch\u00e9 eliminare le frequenze invisibili pi\u00f9 alte e non quelle pi\u00f9 basse? Verrebbe da dire: pi\u00f9 che di un filtro passa <em>basso<\/em>, avremmo necessit\u00e0 di un passa <em>banda<\/em>, impostato sulle soglie tipiche dell\u2019occhio umano.<\/li>\n<li><strong>Com\u2019\u00e8 allora possibile la foto a infrarossi?<\/strong> Se andassi a bloccare tutto ci\u00f2 che non vediamo, non potrei neppure modificare il sensore, o avvitare un filtro sull\u2019obiettivo, per scattare quelle affascinanti foto a infrarosso. Evidentemente la fotocamera deve poter catturare alcune frequenze precluse ai nostri occhi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dunque s\u00ec e no. I sensori hanno per natura una sensibilit\u00e0 in frequenze simile alla nostra, ma pi\u00f9 estesa. Senza dubbio una certa quantit\u00e0 di filtraggio per radiazioni nell\u2019infrarosso \u00e8 necessaria anche per preservare la vita del sensore. Ne sa qualcosa <a href=\"http:\/\/blog.photoshelter.com\/2012\/11\/want-to-know-how-astronauts-photograph-in-space\/\"><strong>Don Pettit<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Queste frequenze partono da livelli inferiori al nostro minimo e superiori al nostro massimo, e questo non costituisce un problema. O meglio, \u00e8 un problema perch\u00e9 non abbiamo ancora risolto il mistero del filtro passa basso: \u201cbasso\u201d cosa?<\/p>\n<h2 id=\"frequenzaspaziale\">Frequenza spaziale<\/h2>\n<p>La premessa sul concetto di frequenza era importante. Parlando di frequenza in ambito scientifico, tendiamo spesso a far per scontato che si parli di fenomeni rapportati all\u2019unit\u00e0 di tempo (quanto <em>qualcosa<\/em> al secondo, al minuto, all\u2019ora\u2026). Come descritto in alto, la frequenza pu\u00f2 riguardare anche <strong>lunghezze<\/strong>: dimensioni che posso misurare con un metro.<\/p>\n<h3 id=\"paiadilineepermillimetro\">Paia di linee per millimetro<\/h3>\n<p>Certamente vi sar\u00e0 capitato di leggere la recensione approfondita di una qualche fotocamera. \u00c8 un\u2019arma a doppio taglio: si corre il rischio di perdersi in tecnicismi dimenticando la Fotografia. Avrete cos\u00ec notato disegni simili a questo:<\/p>\n<figure><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" alt=\"Una porzione della test chart ISO 12233, indicate le LP\/mm\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/f.cl.ly\/items\/0M0w1I2v2S1c010T0p2e\/ISO12233-lpmm-test.png\" \/><figcaption>Una porzione della test chart ISO 12233, indicate le LP\/mm<\/figcaption><\/figure>\n<p>Altro con sono che linee bianche e nere accoppiate, che vanno a restringersi mano a mano che avanzano. A fianco sono riportati dei numeri che ne indicano la frequenza.<\/p>\n<p><strong>Frequenza?<\/strong> Esatto. Ogni <strong>coppia di linee<\/strong> nera e bianca \u00e8 un LP (line pair, <em>paio di linee<\/em>). Sembra uno di quei trucchi che ingannano la vista: il cervello vi suggerir\u00e0 che esistano solo linee nere su fondo bianco. No, voi sforzatevi di pensare in termini di coppie di linee.<\/p>\n<h3 id=\"lpmm\">LP\/mm<\/h3>\n<p>Il modo con cui misuriamo la frequenza di queste coppie \u00e8 molto semplice. La dimensione massima delle linee (all\u2019inizio della striscia, dove sono pi\u00f9 larghe) \u00e8 solitamente 1 LP\/mm che si legge: \u201cun paio di linee per millimetro\u201d.<\/p>\n<p>Questo ci dice che le linee nere, e le bianche, in quel punto, sono larghe mezzo millimetro ciascuna. Di conseguenza, ogni coppia di linee affiancate \u00e8 larga esattamente un millimetro.<\/p>\n<p>Immaginiamo di essere una formica che cammina attraversando queste linee. Per ogni millimetro percorso accade un evento: incontriamo un paio di linee. \u00c8 proprio una frequenza. Non temporale, \u00e8 una <strong>frequenza spaziale<\/strong>.<\/p>\n<h3 id=\"acheservetuttoquesto\">A che serve tutto questo?<\/h3>\n<p>In due parole? <em>A vendere!<\/em><\/p>\n<p>No, seriamente. Sempre parlando in modo informale, serve a misurare il massimo livello di dettaglio che un sensore possa catturare. Prendo l\u2019obiettivo migliore a disposizione (perch\u00e9 non diventi lui il collo di bottiglia, e spesso \u00e8 cos\u00ec) e fotografo la tavola su cui sono riportate queste speciali paia di linee. Apro cos\u00ec la foto sul computer e inizio a scorrere la schermata da 1 LP\/mm a salire. Mi fermo quando non distinguo pi\u00f9 linee bianche e nere in modo definito, quando tutto diventa una macchia frastagliata, colorata, caotica e indistinta. Ho scoperto empiricamente la <strong>massima risolvenza<\/strong> del mio sensore.<\/p>\n<h3 id=\"funzionadavverocos\">Funziona davvero cos\u00ec?<\/h3>\n<p>In verit\u00e0 no. La procedura \u00e8 pi\u00f9 complessa per restare valida in presenza di sensori di dimensioni diverse tra loro, da quelli degli smartphone al medio formato. Il concetto per\u00f2 \u00e8 questo. Paia di linee sempre pi\u00f9 sottili e verifico fin quanto sottili riesco a percepirle chiaramente.<\/p>\n<h3 id=\"alloralafrequenzaspaziale\">Allora la frequenza \u00e8 spaziale?<\/h3>\n<p>Alcuni di voi avranno capito dove voglio andare a parare. Evidentemente il filtro non tratta di <strong>frequenze<\/strong> elettromagnetiche, ma <strong>spaziali<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Era dunque necessario tutto quello sproloquio sulla luce?<\/em><\/p>\n<p>Credo di s\u00ec. Capire di cosa si stia discutendo va a braccetto con il capire di cosa <em>non<\/em> si stia discutendo.<\/p>\n<h2 id=\"effettomoir\">Effetto moir\u00e9<\/h2>\n<p>Mi raccomando la minuscola. Moir\u00e9 non era un fisico francese, \u00e8 un tessuto che simula l\u2019effetto di onde del mare. Curioso vero? Onde anche qui.<\/p>\n<p>Torniamo a noi, sempre con difetto di formalit\u00e0. Quando un sensore si ritrova a fotografare una <strong>trama<\/strong> geometrica <strong>fitta<\/strong> (con tessuti tipo la seta o sintetici \u00e8 spesso ben visibile), special modo se non allineata alla griglia su cui sono disposti i singoli pixel (meglio, fotositi) del sensore, ad esempio se leggermente ruotata, si creano strani effetti. Licenza lessicale: <em>sbarella di brutto<\/em>.<\/p>\n<figure><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" alt=\"Effetto moir\u00e9 su di intessuto sintetico\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/f.cl.ly\/items\/2P0H1M112e1o320z231O\/EffettoMoir%C3%A9.png\" \/><figcaption>Effetto moir\u00e9 su di intessuto sintetico<\/figcaption><\/figure>\n<p>Prendiamo le linee sottili di prima e fotografiamole leggermente storte. Bastano meno di 10\u00b0.<\/p>\n<p>Alcuni fotositi vedranno solo bianco o solo nero. Per loro \u00e8 vita facile.<\/p>\n<p>Altri fotositi vedranno comparire un po\u2019 di bianco e un po\u2019 di nero, quelli che vengono tagliati di striscio delle linee poste in diagonale. Per loro la vita \u00e8 pi\u00f9 complicata. \u201c<em>Che rispondiamo alla macchina fotografica? \u00c8 pi\u00f9 bianco? \u00c8 pi\u00f9 nero? \u00c8 una qualche via di mezzo?<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Le cose si complicano ulteriormente quando l\u2019intero paio di linee \u00e8 pi\u00f9 piccolo del fotosito. Qui non fa molta differenza se le linee siano inclinate o meno. Nella stessa casella di dimensione minima entra la luce riflessa sia dalla linea bianca che da quella nera. \u201c<em>Che rispondiamo alla macchina fotografica? Dice di aver fretta, ma io le vedo entrambe le linee. Che faccio, rispondo 50 e 50 con un grigio medio?<\/em>\u201d<\/p>\n<figure><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" alt=\"Trama orizzontale\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/f.cl.ly\/items\/2I3a0n1V2C0n1T23011w\/orizontale.png\" \/><figcaption>Trama orizzontale<\/figcaption><\/figure>\n<figure><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" alt=\"Trama lievemente inclinata\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/f.cl.ly\/items\/2u0y2Y123w410O240W2W\/inclinato.png\" \/><figcaption>Trama lievemente inclinata<\/figcaption><\/figure>\n<figure><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" alt=\"Trame sovrapposte: appare l\u2019effetto moir\u00e9\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/f.cl.ly\/items\/1H0t3u3q0q1x151t0j2g\/moire.png\" \/><figcaption>Trame sovrapposte: appare l\u2019effetto moir\u00e9<\/figcaption><\/figure>\n<h3 id=\"sensoreinbiancoenero\">Sensore in bianco e nero<\/h3>\n<p>Immaginando un sensore in scala di grigi (bianco e nero non \u00e8 un nome corretto, anche se ci piace di pi\u00f9), come quello della <em><a href=\"http:\/\/it.leica-camera.com\/photography\/m_system\/m_monochrom\/\">Leica M Monochrome<\/a><\/em>, le cose sono gi\u00e0 abbastanza complesse. I sensori delle nostre fotocamere riescono per\u00f2 a catturare il colore andando a scomporre il fotosito in quattro parti. Due sensibili al verde, una al blu e una al rosso. \u00c8 qui che tutto va a carte quarantotto.<\/p>\n<h3 id=\"sensoreacolori\">Sensore a colori<\/h3>\n<p>Le linee nere sottili spingono le singole componenti del sensore a rispondere: \u201c<em>Non vedo nulla, per me \u00e8 nero<\/em>\u201d. Quelle che percepiscono la linea bianca rispondono: \u201c<em>Vedo molto chiaro, per me \u00e8 bianco<\/em>\u201d. Nei casi intermedi di coppia di linee che taglia di netto un singolo fotosito la risposta sar\u00e0 di via di mezzo: tonalit\u00e0 pi\u00f9 o meno chiara.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che il <strong>sensore<\/strong> viene <strong>ingannato<\/strong>. Quando chiama a rapporto le quattro componenti colorate di ciascun fotosito, le risposte saranno le pi\u00f9 disparate. Se il rosso ha visto qualcosa e gli altri no, il sensore creer\u00e0 nell\u2019immagine un pixel rosso. Stesso ragionamento per il verde ed il blu.<\/p>\n<p>Ricordate poco sopra nella foto del test delle LP\/mm quando ho scritto di \u201c<em>macchia frastagliata, colorata, caotica e indistinta<\/em>\u201d? Questa \u00e8 la causa. Affinch\u00e9 la macchina fotografica ci mostri qualcosa di bianco o di nero, tutte le componenti devono essere sostanzialmente concordi. Qui i testimoni oculari ci raccontano versioni totalmente discordi.<\/p>\n<p><strong>Curiosit\u00e0:<\/strong> Poich\u00e9 di componenti verdi ne ho due ogni quattro, \u00e8 probabile che il sensore riceva sempre qualche informazione sul canale del verde, pi\u00f9 probabile rispetto al rosso o al blu, dei quali magari uno dei due non avr\u00e0 percepito nulla. L\u2019effetto moir\u00e9 viene spesso rappresentato a monitor come una fitta trama di colori prevalentemente ciano e giallo. Ciano \u00e8 verde+blu. Giallo \u00e8 verde+rosso.<\/p>\n<h2 id=\"passabassoinfrequenzaspaziale\">Passa basso in frequenza spaziale<\/h2>\n<p>Tutti i principi fisici e ottici di nostro interesse sono stati esposti ed abbiamo capito alcune cose.<\/p>\n<ul>\n<li>La frequenza \u00e8 un concetto flessibile che si adatta a molti ambiti<\/li>\n<li>La luce vive sul concetto di frequenza, e viene in parte filtrata, ma non da questo filtro anti-alias oggetto di discussione<\/li>\n<li>Una frequenza spaziale molto alta manda seriamente in crisi la fotocamera, e vorremmo limitare il difetto<\/li>\n<\/ul>\n<h3><\/h3>\n<h3 id=\"unabellapiallataaldettaglio\">Una bella piallata al dettaglio<\/h3>\n<p>Espressione anche qui un po\u2019 forte, ma esprime il senso delle cose. Il sensore soffre quando giungono dettagli troppo fini che non riesce poi a gestire correttamente. Ci serve dunque un modo costantemente prevedibile per ridurre la causa a livello di sensore. Deve <strong>eliminare<\/strong> il <strong>micro dettaglio<\/strong>.<\/p>\n<h3 id=\"funzionamentoinconcreto\">Funzionamento in concreto<\/h3>\n<p>Il filtro anti-alias per la frequenza spaziale altro non \u00e8 che un dispositivo ottico posto subito di fronte al sensore stesso. Il sensore della macchina fotografica, in effetti, non \u00e8 mai a contatto diretto con l\u2019aria. Quello che pulite di tanto in tanto, o spesso se si tratta di una <a href=\"https:\/\/nikoneurope-it.custhelp.com\/app\/answers\/detail\/a_id\/55686\">Nikon D600 non riparata<\/a>, \u00e8 il filtro AA posto di fronte al sensore.<\/p>\n<p>Quando la luce passa l\u2019obiettivo ed arriva quasi a toccare i fotositi, prima di essere catturata e campionata, passa per il filtro passa basso, il quale la sdoppia due volte.<\/p>\n<p>Immagiate di mostrare una luce puntiforme, tipo laser, al sensore. Bene, il filtro AA l\u00e0 andr\u00e0 a sdoppiarla prima in altezza, poi in larghezza. Non avr\u00f2 pi\u00f9 dunque un solo punto molto sottile, ma una macchia formata grosso modo da quattro punti di dimensione simile e intensit\u00e0 luminosa minore.<\/p>\n<h3 id=\"cosnonuccidoildettaglio\">Cos\u00ec non uccido il dettaglio?<\/h3>\n<p>S\u00ec \u00e8 no. Un dettaglio non particolarmente fine verr\u00e0 sfocato globalmente di molto poco e rester\u00e0 immutato nella sostanza. Solo <strong>dettagli<\/strong> incredibilmente <strong>fini<\/strong> verranno pesantemente <strong>limitati<\/strong>.<\/p>\n<p>Fortunatamente, per\u00f2, il fatto che questo degradamento dell\u2019immagine sia assolutamente costante per tutta la superficie del sensore, e indipendente dall\u2019obiettivo (che varia molto come caratteristiche in base a focale e diaframma), fa s\u00ec che la macchina fotografica riesca almeno parzialmente a percorrere il cammino a ritroso.<\/p>\n<p>In altre parole, sapendo come l\u2019immagine venga \u201crovinata\u201d, riesce a \u201c<strong>ripararla<\/strong>\u201d parzialmente senza per\u00f2 introdurre alcun effetto moir\u00e9.<\/p>\n<p>Non sempre tutto questo \u00e8 sufficiente. Anche con corpi macchina dotati di filtro AA \u00e8 possibile incontrare il fenomeno. Mettiamola cos\u00ec: senza filtro dovremmo passare molto pi\u00f9 tempo con Lightroom ed il suo pennello correttivo.<\/p>\n<h2 id=\"sensoriadaltissimarisoluzione\">Sensori ad altissima risoluzione<\/h2>\n<p>Concludo questa discussione con un argomento in voga a fine 2013.<\/p>\n<p>Tra il 2012 ed il 2013 abbiamo visto proliferare corpi macchina privi del filtro AA, o con <a href=\"http:\/\/www.dpreview.com\/reviews\/nikon-d800-d800e\/3\">effetto annullato come per la Nikon D800E<\/a>.<\/p>\n<p>Questa opportunit\u00e0 va di pari passo con l\u2019<strong>aumento<\/strong> della <strong>risoluzione<\/strong> media dei sensori. Questi vanno in crisi quando un dettaglio \u00e8 troppo piccolo rispetto ai fotositi. Aumentando la risoluzione del sensore, mantenendo il formato, i fotositi vengono ridotti di dimensione.<\/p>\n<figure><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" alt=\"Nikon D7100, il primo corpo Nikon ad esser stato commercializzato senza filtro passa basso\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/f.cl.ly\/items\/371Z3N132v3a3y272T13\/D7100-corpo.png\" \/><figcaption>Nikon D7100, il primo corpo Nikon ad esser stato commercializzato senza filtro passa basso<\/figcaption><\/figure>\n<p>In pura teoria, aumentando all\u2019infinito la risoluzione del sensore, l\u2019effetto moir\u00e9 non si presenterebbe pi\u00f9. Nella pratica, e gi\u00e0 dal prossimo anno, la maggior parte dei corpi macchina ad altissima risoluzione (24\u201332 MPx per sensori APS-C e 50\u201370 MPx per sensori full frame) potrebbe tranquillamente far a meno del filtro passa basso.<\/p>\n<h3 id=\"sensorivibranti\">Sensori vibranti<\/h3>\n<p>In aggiunta alla semplice alta risoluzione, una soluzione interessante per un teorico filtro AA da attivare o disattivare al volo ce la suggerisce <strong>Pentax<\/strong> con a sua <strong><a href=\"http:\/\/www.ricoh-imaging.it\/it\/reflex-digitali\/PENTAX-K3.html\">K\u20133<\/a><\/strong>. Per sua stessa natura un filtro anti-alias non pu\u00f2 essere attivato o disattivato: \u00e8 uno strato fisico appoggiato sul sensore. Immobile. Quello che possiamo accendere o spegnere \u00e8 l\u2019<strong>effetto equivalente<\/strong> dello sfocamento.<\/p>\n<p>Il <strong>sensore<\/strong> viene <strong>fatto vibrare<\/strong> impercettibilmente ad altissima velocit\u00e0 durante lo scatto. I movimenti minimi fanno si che l\u2019immagine nel suo complesso resti definita, pur andando a spalmare dettagli piccolissimi su pi\u00f9 fotositi, annullando di fatto l\u2019effetto moir\u00e9.<\/p>\n<p>Questa vibrazione pu\u00f2 essere accesa o spenta alla bisogna. Non solo, \u00e8 anche possibile regolare l\u2019intensit\u00e0 della vibrazione a piacimenti. Un <em>escamotage<\/em> senza dubbio intelligente.<\/p>\n<p>Brava Pentax. Pardon, Ricoh.<\/p>\n<p><em>Alla prossima.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avvertenza: \u00e8 una discussione vagamente tecnica. Consolazione: \u00e8 possibile affrontarla in modo semplice, e lo far\u00f2. Sento spesso parlare del filtro anti-alias in ambito fotografico. Nel bene e nel male ha condizionato molto la foto digitale ed \u00e8 giusto che venga affrontato come argomento di discussione teorica. Cosa giusta, se non fosse che il pi\u00f9 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[2],"tags":[25,26],"class_list":["post-198","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-fotografia","tag-fotografia-2","tag-tecnica"],"jetpack_publicize_connections":[],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p50ZoH-3c","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/198"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=198"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/198\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":202,"href":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/198\/revisions\/202"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=198"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=198"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paoloavezzano.com\/risoluto\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=198"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}